Volti


Gli occhi, gli sguardi, i volti di uomini e donne che hanno già aperto una finestra sul fronte, pagando a volte con la loro stessa vita.


Anna Politkovskaja

«Non vogliamo più essere schiavi. Vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo. Perché amiamo la libertà».

Scriveva così Anna Politkovskaja, la giornalista russa più famosa al mondo. E probabilmente anche la più libera e democratica. È stata uccisa il 7 ottobre 2006 a 48 anni da un sicario che l’ha freddata in ascensore mentre rientrava a casa. I colpevoli ancora oggi camminano a piede libero. Anna nasce il 30 agosto 1958 a New York da due diplomatici sovietici. Si trasferisce presto in Unione Sovietica dove si laurea presso la facoltà di giornalismo dell’Università di Mosca. Si è sempre opposta platealmente e senza paura al regime instaurato in Russia da Vladimir Putin. Sulle pagine del giornale russo Novaja Gazeta ha raccontato la verità in prima linea, dalle guerre in Cecenia alla strage di bambini nell’asilo di Beslan, passando per la tragedia del Teatro Dubrovka. Ha descritto questi episodi in diversi libri come “Proibito Parlare” e “Cecenia. Il disonore russo“. Nel 2007 nasce in Italia “Annaviva“, associazione che tiene alto il ricordo della Politkovskaja.

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Maria Grazia Cutuli

«Maria Grazia non portava alcuna divisa se non quella, orgogliosa, della propria professione» Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera.

Maria Grazia è stata inviata del Corriere della Sera in Afghanistan, Pakistan e Gerusalemme. Nata a Catania nel 1962, è stata uccisa il 19 novembre 2001 a 39 anni in un attentato a Sarobi: si trovava a bordo di un convoglio assieme ad altri quattro cronisti, sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul. Il mezzo è stato assaltato da un gruppo di uomini armati in una zona parzialmente controllata dai talebani. I giornalisti sono stati uccisi, mentre l’autista del convoglio è riuscito a salvarsi. Maria Grazia aveva iniziato collaborando con il quotidiano catanese La Sicilia e con l’emittente televisiva regionale Telecolor. Si era trasferita a Milano dove aveva lavorato al periodico Centocose e a Epoca, prima di approdare al Corriere della Sera. Gli esteri erano la sua vera passione. Voleva raccontare la verità di mondi lontani guardandola con i suoi stessi occhi: «E’ l’unica arma che è rimasta a noi che facciamo questo mestiere» raccontava. Dopo la morte è stata promossa inviata speciale alla memoria, su decisione del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. Amava quella gente, prima di tutto, ed amava aiutarla raccontandone oggettivamente la dolorosa vita quotidiana. «Prima o poi smetterò di fare la giornalista – ripeteva – voglio tornare ad occuparmi di questioni umanitarie».



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