– Pakistan, quando l’evoluzione uccide: drone americano provoca 23 vittime

28 12 2010

Drone americano in volo

MIRANSHAH – Lo sviluppo tecnologico spaventa il Pakistan. Nelle ultime 48 ore hanno perso la vita 23 persone, fra civili e presunti militanti islamici, nel Nord Waziristan. La causa: un drone americano. Il velivolo, comandato a distanza, è in grado di volare senza l’ausilio di un pilota. Funzionari di sicurezza rivelano che il drone ha sganciato quattro missili su due accampamenti dei ribelli nei pressi del villaggio di Ghulam Khan.

Il video mostra un drone in azione durante un bombardamento.

Ivano Pasqualino

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– Altro che James Bond. Un venditore ambulante ha salvato New York

5 05 2010

Lance Orton, 57 anni, circondato dai cronisti vicino Broadway (nydailynews.com)

NEW YORK – Non la CIA. Non la FBI. Nessun agente segreto in stile 007. A salvare il centro di New York il 1° maggio dall’autobomba di Shahzad Faisal è stato un venditore ambulante. Il suo nome è Lance Orton, americano di 57 anni, reduce del Vietnam, tornato dal fronte con pochi soldi e molte ferite. Una di queste lo costringe a zoppicare. Dai primi anni ’80 trascina a fatica un carrello per gli incroci di Times Square. Provando ogni giorno a vendere t-shirt, borse false, orologi taroccati, persino preservativi con la faccia di Obama. Per decenni è rimasto uno dei tanti venditori “invisibili” che si incontrano per strada nelle grandi metropoli. Dopo aver comprato un souvenir, tutti dimenticano presto il suo volto. Ma da quella segnalazione a un poliziotto, la sua vita è cambiata. Altro che invisibile: adesso per fare una foto con Lance c’è una fila di mezz’ora. È lui la vera attrazione di Times Square in questi giorni. Per Hollywood potrebbe essere Dustin Hoffman nel film “Eroe per caso”. Per i media americani è «l’ambulante che ha salvato New York». Un attentato nel cuore della città avrebbe infatti costituito un danno di immagine enorme per gli Stati Uniti. Il segreto di Lance per combattere il terrorismo? Lo rivela lui stesso: «Se vedi qualcosa, dici subito qualcosa».

Cittadini Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha tenuto a precisare che «l’attentato di Times Square è stato sventato grazie all’azione di comuni cittadini vigilanti». Lance si era insospettito quando Faisal, il terrorista “fai da te”, aveva parcheggiato il Suv (imbottito di esplosivi) proprio vicino a lui. «Ho subito pensato: ma chi cavolo posteggia qui, in sosta vietata, proprio davanti alla mia bancarella? Coi lampeggianti, il motore acceso e nessuno a bordo, in piena Times Square?», ha raccontato il venditore ambulante ai cronisti. «Mi avvicino al finestrino, noto un grappolo di chiavi nel cruscotto. Poi vedo del fumo che esce dal finestrino di dietro. Non perdo un istante e chiamo subito un poliziotto a cavallo». Uno dei tanti agenti (spesso sovrappeso) che girano superbi per il centro di New York, più avvezzi ai sorrisi per le foto dei turisti che alle sparatorie nel Bronx. L’esatto opposto di come li abbiamo sempre visti in tv. Lance invece non gradisce i flash dei fotografi. «Adesso sono stanco», ha borbottato all’ennesimo curioso che si avvicinava. Ora ha un solo desiderio: essere di nuovo invisibile. Perché anche i supereroi, quando si tolgono il costume, tornano a essere persone comuni.

Ivano Pasqualino





– Disarmo nucleare, storica intesa raggiunta fra Usa e Russia

26 03 2010

Accordo raggiunto fra Obama e Medvedev: firmeranno l'intesa l'8 aprile a Praga (thewashingtonnote.com)

WASHINGTON – Obama spazza via gli ultimi detriti della Guerra Fredda. Venerdì 26 marzo è stato raggiunto l’accordo sul disarmo fra Usa e Russia. L’intesa durerà dieci anni (con un’opzione per altri cinque) e vedrà una netta riduzione degli arsenali nucleari delle due super potenze. «È il più ampio accordo sulla riduzione degli armamenti degli ultimi 20 anni», ha dichiarato il presidente americano Barack Obama. «Riduce di circa un terzo le armi nucleari che i due Paesi potranno dislocare». Il presidente russo Dmitri Medvedev ha aggiunto che «il nuovo accordo sul disarmo rispecchia l’equilibrio degli interessi di entrambi i Paesi».

Divergenza – L’intesa sarà firmata l’8 aprile a Praga: prevede un tetto di 1.550 testate nucleari operative e di 800 vettori nucleari. Secondo Mosca, sarà fissato in forma vincolante il legame tra le armi offensive e difensive. Era questo uno dei punti di maggior disaccordo nei negoziati. La Casa Bianca infatti ribatte che la nuova intesa non stabilisce limiti sui programmi di difesa anti-missile.

Ivano Pasqualino







– Elicotteri Usa sbagliano obiettivo, nuova strage di civili in Afghanistan

24 02 2010

Civili afghani sopravvissuti al raid Nato (ansa)

KABUL – Nuovo errore della Nato, ennesima strage di civili.  Nella mattinata di lunedì 22 febbraio i caccia americani hanno bombardato tre veicoli che viaggiavano nelle zone di confine tra le provincie di Uruzgan e Daykundi, nel sud dell’Afghanistan. Risultato: 27 morti, tutti civili, tra cui quattro donne e un bambino. I servizi segreti della Nato avevano indicato in quel punto la presenza di un contingente talebano. I guerriglieri si sarebbero ritirati a Uruzgan in seguito all’offensiva alleata “Mushtarak”, primo grande attacco dell’era Obama. Tuttavia le forze di terra giunte sul posto dopo il raid non hanno trovato Kalashnikov, ma solo provviste di famiglie in fuga dall’inferno della guerra.

Le scuse del generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe alleate in Afghanistan (army.mil)

Fiducia – Pronte le scuse del generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe alleate in Afghanistan: «Siamo addolorati per questa tragica perdita di vite umane innocenti». McChrystal sa che l’errore graverà sul rapporto, già complicato, tra l’esercito e la popolazione afghana. «Ho ribadito ai miei uomini che siamo qui per aiutare e proteggere i civili. Se rimangono coinvolti, ciò danneggia la loro fiducia nei nostri confronti e ci toccherà raddoppiare gli sforzi per riacquistarla».

Secca la replica del governo di Kabul: «Queste morti sono ingiustificabili». Mentre Karzai ha chiesto e ottenuto un incontro col generale McChrystal, dalla Casa Bianca non sono arrivati commenti sull’episodio.

Italia – «Sono scioccato e preoccupato», ha fatto sapere il ministro degli Esteri Franco Frattini, mentre il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura che «i bombardieri italiani non sganciano bombe, in quanto dotati solo di una grossa mitragliatrice». È la più grave strage di civili in Afghanistan dal 4 settembre 2009, quando l’intervento americano contro due autobotti provocò 90 morti, tra i quali almeno 40 civili.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





– Talebani: «Nessuna tregua», al via la prima grande offensiva dell’era Obama

4 02 2010

La provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan (google)

MARJAH – Gli Usa preparano la retata finale contro i talebani della provincia di Helmand, nel sud dell’Afghanistan. La missione è prevista per metà febbraio. Sarà la prima grande offensiva militare sotto la presidenza di Barack Obama. L’operazione, condotta dalla Nato e dall’esercito afgano, ha come obiettivo la liberazione di Marjah, città a ovest del capoluogo Lashkar Gah. Secondo le stime Usa, nella zona scelta per l’attacco dovrebbero nascondersi circa 1.700 combattenti. «È l’unica area della provincia ancora sotto il controllo nemico», ha dichiarato un generale americano al Financial Times. I comandanti dei marines discutevano da tempo sull’opportunità di impadronirsi della città. «Liberare Marjah significherebbe creare un collegamento fra le zone di Helmand». Per la prima volta verranno impiegati i 30mila rinforzi inviati da Obama in Afghanistan a dicembre. «Se i ribelli si arrenderanno, l’operazione potrebbe concludersi senza sparare un colpo», precisa il generale al quotidiano britannico. «Altrimenti sarà uno scontro lungo che li porterà comunque a ritirarsi». L’ultima offensiva Usa risale allo scorso luglio, quando 4mila marines si spinsero fino a Lashkar Gah, roccaforte talebana.

Il presidente afghano Hamid Karzai e il capo della Casa Bianca, Barack Obama (google)

Tregua – Mentre in Afghanistan si imbracciano i fucili, in Inghilterra si cerca un accordo. La Conferenza di Londra, convocata lo scorso 28 e 29 gennaio e presieduta dai leader di Usa e Onu, ha espresso la volontà di stanziare 500 milioni di dollari da destinare all’opposizione per porre fine agli scontri. Secca, però, la risposta dei talebani attraverso il loro sito Internet: «Questa proposta è l’unico modo rimasto a britannici e americani per raggiungere obiettivi che non sono riusciti a conseguire sul campo di battaglia». Rifiutati quindi i fondi che, secondo i ribelli, sono una vera e propria “mazzetta” che «alla fine della Conferenza sarà spesa per fini militari, o finirà comunque nelle tasche dei funzionari della corrotta amministrazione Karzai». Una pace tanto cara da non avere prezzo.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





– Il basket avvicina Usa e Afghanistan: cestiste di Kabul a lezione di NBA

20 12 2009

Le giocatrici afghane al Madison Square Garden assieme al campione Allan Houston (Corriere della Sera)

NEW YORK – Là dove la guerra divide, lo sport unisce.  Nel novembre 2009 dodici giocatrici di pallacanestro fra i 16 e i 20 anni, provenienti da Herat e Kabul, hanno partecipato negli Usa ad un progetto sportivo e culturale in collaborazione con l’NBA, la federazione americana di basket più famosa al mondo. Un’occasione per apprendere i segreti del sistema sportivo americano (tecnica, salute e nutrizione) e dare un calcio (o forse sarebbe il caso di dire una stoppata) a numerosi pregiudizi. «Confesso: mi ha stupito l’ospitalità verso di noi», ha commentato Miriam, una delle ragazze del gruppo. «Nonostante le barriere del linguaggio e della differente cultura, c’è stato molto affetto». Miriam e le sue compagne fanno parte della «Afghan Women’s National Youth Development team», selezione giovanile di promettenti cestite afghane.

La stella dei Cleveland, LeBron James, in azione (Google)

NBA – Il lavoro di apprendimento si è sposato al relax. Una volta finite le lezioni, le ragazze hanno potuto ammirare i campioni NBA in azione. Dopo la visita alla sede della federazione e al grande magazzino NBA sulla Quinta Strada di New York, il gruppo ha preso parte presso il celebre Madison Square Garden all’incontro fra Golden State e Knicks (squadra dove milita l’italiano Danilo Gallinari). Ad accompagnarle l’ex professionista Allan Houston, storico campione dei Knicks. «Non è un americano, è uno di noi», ha commentato Shukria Hekmat, l’allenatrice delle ragazze, riguardo l’ex stella NBA. «Ci ha davvero accolto con il cuore». Il tour si è concluso a Washington per ammirare i Cleveland Cavaliers in campo contro i Wizards. «Vedere dal vivo LeBron James e Shaquille O’Neal è stato come toccare il cielo con un dito», ha ammesso l’allenatrice Hekmat. Un dito, o una mano, per una volta tesa in segno di pace fra le due nazioni.

Ivano Pasqualino





– Obama si risveglia più “romano”

11 12 2009

Obama riceve il Nobel per la Pace nel Municipio di Oslo (iltempo.it)

OSLO – «Se vuoi la pace, prepara la guerra» scriveva l’autore latino Vegezio alla fine del IV secolo nell’antica Roma (Si vis pacem, para bellum). A distanza di quasi 2mila anni, il presidente degli Stati Uniti sembra aver raccolto il consiglio (oltre al Nobel per la Pace). Il riconoscimento gli è stato consegnato venerdì 11 dicembre nella sala del Municipio di Oslo. Come ringraziamento verso coloro che lo hanno scelto come icona e promotore della pace nel mondo, Obama ha voluto rinnovare il suo concetto di “guerra giusta”: «Dobbiamo riconoscere la realtà, non riusciremo a sradicare la violenza nel corso di una sola generazione», ha spiegato il presidente al momento della consegna. «Ci troveremo ancora di fronte ad occasioni in cui l’uso della forza sarà non solo necessario, ma anche moralmente giustificato». L’uso della forza significa violenza. E la violenza non può e non deve mai essere giustificata nella moderna società civile. Le propongo un invito quanto mai semplice ed efficace signor presidente: parliamone. Anzi, parlatene fra di voi che gestite le nostre sorti. Credo che non vi manchino né i mezzi (economici) né le capacità (intellettuali) per risolvere la questione. Discutetene, come e dove preferite: davanti un tè all’inglese, in un bistrot francese, in una pizzeria italiana, in una birreria tedesca, in una moschea islamica, dovunque purché se ne parli. E se vi è possibile, sotto la giacca all’incontro portate con voi degli omaggi, non delle armi.

La bandiera della pace (Google)

Comandante – A onor del vero, và ricordata l’importante premessa che Obama ha presentato alla consegna del Nobel: «La contraddizione più profonda dell’assegnazione di questo premio è il fatto che io sono il comandante in capo di un esercito impiegato su due fronti di guerra». I nomi di Schweitzer, del reverendo King e di Mandela sono stati evocati dal presidente come «giganti della storia» al cui confronto i suoi meriti sono «insignificanti». L’umiltà è un valore che è giusto riconoscere ad Obama. Il presidente Usa è poi tornato a promettere la chiusura di Guantanamo e il rinnovo degli Stati Uniti nei teatri di guerra come portabandiera della legalità. Nella speranza che la suddetta bandiera sia piuttosto variopinta, magari con i colori dell’arcobaleno e una scritta “Peace” al centro.

Ivano Pasqualino