– L’armata perduta dei boy scout sovietici

27 11 2009

Milizie russe (flickr)

RUSSIA – L’anno è il terribile 1943. Avevano coraggio da vendere quei ragazzi. Portavano in petto i simboli dell’esercito nazista, ma sotto l’uniforme tedesca batteva un cuore rosso sovietico. Volevano servire la loro madrepatria con un governo immaginario auto-proclamato. L’obiettivo era infiltrarsi tra le fila dei nemici nazi-fascisti, offrendo servizio di spionaggio e sabotaggio alla propria élite governativa. Avevano creato pertanto la loro società segreta, la “IV Empire”, attribuendosi persino gradi e incarichi. Ma il progetto durò poco, anzi pochissimo. «Non sono altro che boy scout» sentenziò Stalin, che tuttavia non sopportava l’idea di un governo parallelo, seppur minoritario e ininfluente, quasi utopico. Decise così di mandare i “boy scout” in esilio, solo Dio sa dove.

Libro – O forse no, esiste qualcun altro che conosce questa storia: lo scrittore russo Alexandre Terekhov ci racconta questi giovani sovietici ai tempi della guerra contro la Germania nazista nel suo nuovo libro Kamenny most. Un testo costato all’autore più di dieci anni di lavoro tra studi e ricerche. Secondo Terekhov, la storia è molto più complicata di quel che sembra, tanto da scriverci un romanzo sopra. Non è un semplice racconto di guerra, ma soprattutto una storia della Russia staliniana, di una vecchia guardia ormai rassegnata a vivere nel silenzio e di una nuova generazione che in nome del cambiamento ha buttato via la sua umanità.

Ivano Pasqualino

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