– Altro che James Bond. Un venditore ambulante ha salvato New York

5 05 2010

Lance Orton, 57 anni, circondato dai cronisti vicino Broadway (nydailynews.com)

NEW YORK – Non la CIA. Non la FBI. Nessun agente segreto in stile 007. A salvare il centro di New York il 1° maggio dall’autobomba di Shahzad Faisal è stato un venditore ambulante. Il suo nome è Lance Orton, americano di 57 anni, reduce del Vietnam, tornato dal fronte con pochi soldi e molte ferite. Una di queste lo costringe a zoppicare. Dai primi anni ’80 trascina a fatica un carrello per gli incroci di Times Square. Provando ogni giorno a vendere t-shirt, borse false, orologi taroccati, persino preservativi con la faccia di Obama. Per decenni è rimasto uno dei tanti venditori “invisibili” che si incontrano per strada nelle grandi metropoli. Dopo aver comprato un souvenir, tutti dimenticano presto il suo volto. Ma da quella segnalazione a un poliziotto, la sua vita è cambiata. Altro che invisibile: adesso per fare una foto con Lance c’è una fila di mezz’ora. È lui la vera attrazione di Times Square in questi giorni. Per Hollywood potrebbe essere Dustin Hoffman nel film “Eroe per caso”. Per i media americani è «l’ambulante che ha salvato New York». Un attentato nel cuore della città avrebbe infatti costituito un danno di immagine enorme per gli Stati Uniti. Il segreto di Lance per combattere il terrorismo? Lo rivela lui stesso: «Se vedi qualcosa, dici subito qualcosa».

Cittadini Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha tenuto a precisare che «l’attentato di Times Square è stato sventato grazie all’azione di comuni cittadini vigilanti». Lance si era insospettito quando Faisal, il terrorista “fai da te”, aveva parcheggiato il Suv (imbottito di esplosivi) proprio vicino a lui. «Ho subito pensato: ma chi cavolo posteggia qui, in sosta vietata, proprio davanti alla mia bancarella? Coi lampeggianti, il motore acceso e nessuno a bordo, in piena Times Square?», ha raccontato il venditore ambulante ai cronisti. «Mi avvicino al finestrino, noto un grappolo di chiavi nel cruscotto. Poi vedo del fumo che esce dal finestrino di dietro. Non perdo un istante e chiamo subito un poliziotto a cavallo». Uno dei tanti agenti (spesso sovrappeso) che girano superbi per il centro di New York, più avvezzi ai sorrisi per le foto dei turisti che alle sparatorie nel Bronx. L’esatto opposto di come li abbiamo sempre visti in tv. Lance invece non gradisce i flash dei fotografi. «Adesso sono stanco», ha borbottato all’ennesimo curioso che si avvicinava. Ora ha un solo desiderio: essere di nuovo invisibile. Perché anche i supereroi, quando si tolgono il costume, tornano a essere persone comuni.

Ivano Pasqualino

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– Non ci sono più i terroristi di una volta

4 05 2010

Shahzad Faisal, terrorista improvvisato nel cuore di New York (repubblica.it)

NEW YORK – «Ho agito da solo». E ne va pure fiero Shahzad Faisal, 30 anni, americano di origini pakistane, autore del fallito attentato lo scorso 1 maggio a Times Square (New York). L’uomo è analista finanziario, figlio di un ufficiale in pensione dell’esercito pakistano. Dopo l’addestranento come terrorista a Waziristan (Pakistan), aveva provato a far saltare il suo Suv, una Nissan di seconda mano imbottita di esplosivi, nel centro di New York, nella celebre Times Square. «Puntava a uccidere più americani possibili in uno dei posti più affollati del nostro Paese», ha dichiarato il ministro della Giustizia Usa, Eric Holder. «Ha tentato di usare un’arma di distruzione di massa, pertanto verrà incriminato in base alla legge contro il terrorismo».

Bomba – Abbandonato il veicolo con i segnalatori di direzione lampeggianti, Faisal si era allontanato in modo rapido e sospetto sotto gli occhi di telecamere e passanti. Il comportamento bizzarro non è sfuggito agli agenti presenti sul luogo, che avevano già notato del fumo fuoriuscire dalla macchina. Gli esplosivi, costituiti da propano e fuochi d’artificio, sono stati subito disinnescati.

Indizi – Risalire al terrorista “fai da te” è stato semplice. Il pakistano con passaporto americano ha infatti lasciato dietro di sé numerose prove schiaccianti. Aveva acquistato il Suv a suo nome da un rivenditore di macchine usate. Aveva lasciato sul portellone della vettura un adesivo di un salone d’automobili del Connecticut (Stato in cui risiede). Aveva mandato una mail alla rivenditrice della Nissan contente il suo vero numero di cellulare. Aveva guidato senza guanti, lasciando quindi impronte digitali in qualunque parte dell’abitacolo. Infine, la fuga dagli Stati Uniti: la polizia l’ha arrestato mentre tentava di imbarcarsi per un volo destinazione Dubai. Una volta la chiamavano coda di paglia. Chissà cosa penserà di Faisal, lì fra le montagne dell’Afghanistan, Osama Bin Laden. Il suo aspirante terrorista è stato arrestato in soli due giorni e cinque ore dall’identificazione. Un record (negativo) nel ramo del terrorismo. Come si legge su Corriere.it, «non potendo inviare veri mujaheddin, i gruppi estremisti ricorrono a militanti dal profilo “basso”. Ossia terroristi già presenti in Occidente e non troppo esperti nel maneggiare gli esplosivi. Se riescono, offrono loro brevi periodi di training e poi lasciano che il militante si aggiorni via Internet o con le informazioni inviate dai complici. Questo spiega i ripetuti errori compiuti nella preparazione degli ordigni come nell’esecuzione dove lasciano un gran numero di tracce». I terroristi di una volta (per fortuna) non esistono più (?).

Ivano Pasqualino





– Il basket avvicina Usa e Afghanistan: cestiste di Kabul a lezione di NBA

20 12 2009

Le giocatrici afghane al Madison Square Garden assieme al campione Allan Houston (Corriere della Sera)

NEW YORK – Là dove la guerra divide, lo sport unisce.  Nel novembre 2009 dodici giocatrici di pallacanestro fra i 16 e i 20 anni, provenienti da Herat e Kabul, hanno partecipato negli Usa ad un progetto sportivo e culturale in collaborazione con l’NBA, la federazione americana di basket più famosa al mondo. Un’occasione per apprendere i segreti del sistema sportivo americano (tecnica, salute e nutrizione) e dare un calcio (o forse sarebbe il caso di dire una stoppata) a numerosi pregiudizi. «Confesso: mi ha stupito l’ospitalità verso di noi», ha commentato Miriam, una delle ragazze del gruppo. «Nonostante le barriere del linguaggio e della differente cultura, c’è stato molto affetto». Miriam e le sue compagne fanno parte della «Afghan Women’s National Youth Development team», selezione giovanile di promettenti cestite afghane.

La stella dei Cleveland, LeBron James, in azione (Google)

NBA – Il lavoro di apprendimento si è sposato al relax. Una volta finite le lezioni, le ragazze hanno potuto ammirare i campioni NBA in azione. Dopo la visita alla sede della federazione e al grande magazzino NBA sulla Quinta Strada di New York, il gruppo ha preso parte presso il celebre Madison Square Garden all’incontro fra Golden State e Knicks (squadra dove milita l’italiano Danilo Gallinari). Ad accompagnarle l’ex professionista Allan Houston, storico campione dei Knicks. «Non è un americano, è uno di noi», ha commentato Shukria Hekmat, l’allenatrice delle ragazze, riguardo l’ex stella NBA. «Ci ha davvero accolto con il cuore». Il tour si è concluso a Washington per ammirare i Cleveland Cavaliers in campo contro i Wizards. «Vedere dal vivo LeBron James e Shaquille O’Neal è stato come toccare il cielo con un dito», ha ammesso l’allenatrice Hekmat. Un dito, o una mano, per una volta tesa in segno di pace fra le due nazioni.

Ivano Pasqualino