– In Eritrea la libertà costa più di 3000 giorni di carcere

10 12 2009

Dawit Isaak, giornalista svedese-eritreo in cella di isolamento da 8 anni (flickr)

ASMARA – Ancora una volta la classifica stilata dall’organizzazione Reporters sans Frontieres non sbaglia. In cima alla classifica 2009 dei Paesi con il maggior numero di giornalisti in prigione si trova l’Eritrea, nonostante sia fra gli Stati meno popolati al mondo (113° posto con 5milioni di abitanti). La libertà di stampa risulta essere una delle più grandi piaghe del continente africano, dove numerosi problemi vengono spesso insabbiati dall’assenza di un’informazione adeguata. Mancanza che trova conferma nei 3mila giorni di isolamento a cui è ancora oggi sottoposto il giornalista svedese-eritreo Dawit Isaak: il reporter classe ’64 è stato arrestato a Asmara il 23 settembre 2001 in seguito alla sua battaglia in difesa della libertà di parola in Eritrea. Attraverso le pagine del giornale indipendente Setit, da lui stesso fondato nel 1996, Isaak denunciava il silenzio a cui è costretta la popolazione eritrea. In questi otto anni di prigionia, il cronista non è mai uscito dalla propria cella e non ha mai ricevuto alcuna visita, né da familiari né dai propri legali. Il governo eritreo non ha rilasciato alcuna informazione circa lo stato di salute del giornalista.

Manifesto in favore della liberazione di Isaak (Wikipedia)

Europa – Isaak è l’unico prigioniero di coscienza con cittadinanza europea (prigioniero di coscienza è un termine coniato dall’organizzazione Amnesty International che si riferisce a chiunque venga imprigionato semplicemente in base ad alcune caratteristiche come razza, religione, lingua, orientamento sessuale, credo politico, senza quindi aver usato o invocato l’uso della violenza). Il giornalista è diventato ufficialmente un cittadino svedese nel 1992, dopo aver chiesto asilo nel 1987. «È terribile che sia ancora in prigione», ha affermato Jesper Bengtsson, presidente della sezione svedese di Reporters sans Frontieres. «Non riesco a credere che il governo della Svezia non si stia impegnando ulteriormente per il suo rilascio». Stoccolma ha intanto onorato Isaak il 9 dicembre 2009 con una manifestazione fuori dalle porte della città. Lo scopo: sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Europeo sul caso del giornalista in isolamento. Nonostante gli otto anni passati a dormire in cella, Isaak avrà di certo ancora la schiena dritta.

Ivano Pasqualino

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– Honduras, giornalista minacciato di morte. «Sappiamo dove studiano i tuoi figli»

26 11 2009

Militari impediscono a un reporter di riprendere (flickr)

TEGUCIGALPA«Adesso sei nelle nostre mani, questa volta non potrai scappare». Con questa telefonata anonima è stato minacciato di morte assieme alla sua famiglia il freelance Luis Galdámez. «Sei stato avvisato: sappiamo dove vivi e sappiamo dove studiano i tuoi figli, stiamo controllando te e tutta la tua famiglia, se non stai tranquillo ti uccideremo». La chiamata è arrivata in diretta a Radio Globo mentre il giornalista conduceva il suo programma “Oltre la verità”. Le cause della minaccia sarebbero i suoi articoli in favore del Presidente deposto dell’Honduras Manuel Zelaya, nei quali figurano critiche al governo de facto di Roberto Micheletti.

Protezione – Galdámez aveva già subito altre minacce di morte tramite sms e telefonate. Temendo per la sua vita, dal 21 settembre vive e trasmette dall’Ambasciata brasiliana a Tegucigalpa. Qui si è rifugiato anche Manuel Zelaya, il prediente deposto. Nonostante la Commissione interamericana dei diritti umani abbia chiesto alle autorità di proteggere Luis Galdámez, egli ha riferito ad Amnesty International che nessuna misura di protezione è stata adottata per proteggerlo. L’associazione in difesa dei diritti umani ha così deciso di pubblicare sul suo sito, giovedì 26 novembre, un appello al Presidente de facto dell’Honduras Roberto Micheletti «per garantire protezione e sicurezza» al giornalista.

Manuel Zelaya, Presidente deposto dell’Honduras (google)

Repressione – Quello di Galdámez non è un caso isolato nel Sud America. Da quando il presidente Zelaya è stato deposto lo scorso 28 giugno, vi sono stati diversi attacchi contro molti giornalisti. Il 5 novembre 2009 è stato lanciato un ordigno negli studi di radio Hrn che ha ferito due persone danneggiando gran parte delle apparecchiature dell’emittente. Il 6 novembre 2009 il direttore della televisione Canale 36 ha denunciato il trancio di un cavo in fibra ottica da parte delle autorità per impedire le trasmissioni. Lo scorso luglio, a seguito del tentativo del presidente Zelaya di rientrare i Honduras, si è scatenata una violenta repressione dell’esercito golpista all’aeroporto di Tegucigalpa: molti feriti e 2 morti, uno dei quali di soli sedici anni.

Ivano Pasqualino