– Haiti, Onu spara su rivoltosi: due vittime

16 11 2010

Soldati Onu su un mezzo corazzato ad Haiti (foto di Roberto Schmidt)

PORT-AU-PRINCE – Ad Haiti aumentano le vittime. Non a causa del terremoto, ma delle pallottole dei caschi blu. Due uomini hanno perso la vita lunedì 15 novembre durante una rivolta contro l’Onu, accusato dalla popolazione locale di avere diffuso il colera nel Paese.

L’epidemia ha già causato quasi mille morti. Il contingente ha riconosciuto di aver sparato per legittima difesa. Il cadavere di un giovane di 20 anni è stato trovato davanti una base della missione Onu a Quartier-Morin, una località della periferia di Cap-Haitien. Lunedì gli scontri sono continuati per tutta la giornata, con nuovi feriti e nuove lacrime per Haiti.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)

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– Errore dell’esercito rumeno: aiuti umanitari a Tahiti invece di Haiti

26 02 2010

BUCAREST – Cristoforo Colombo non fu l’unico a confondere la sua destinazione finale. Ma se almeno quella è storia, oggi una bufala molto simile spopola sul web: l’esercito rumeno, a un mese dal terribile terremoto che ha messo in ginocchio Port-au-Prince, sarebbe sbarcato per sbaglio a Tahiti invece che ad Haiti. I soldati avrebbero depositato i loro aiuti umanitari nelle lussuriose spiagge tahitiane fra lo stupore di turisti e surfisti. «Del resto hanno nomi simili», sembra essersi giustificato il ministro della Difesa della Romania, Gabriel Oprea.

Provocazione – Tutto falso. Un fake volutamente diffuso dalla testata online Times.ro, famoso sito umoristico rumeno. Nulla di strano, se non fosse che la notizia era stata ripresa e diffusa (per vera) dalle emittenti di tutto il mondo. Tanto che il governo rumeno ha dovuto pubblicare un comunicato ufficiale dove smentisce sia lo sbarco errato che le parole del proprio Ministro.

La notizia inventata, risalente allo scorso 20 gennaio, voleva essere una provocazione per lo stesso governo di Bucarest incapace, secondo il sito Times.ro, di inviare aiuti umanitari adeguati perché troppo impegnato ad arricchire i propri politici.





– Terremoto ad Haiti: il video della realtà che si presenterà davanti ai marines

16 01 2010

Superstite si fa largo tra le vittime di un cimitero a cielo aperto (lastampa.it)

HAITI – Appartengo a quella schiera di persone che crede che un’immagine spesso valga più di mille spiegazioni. Per questo ho deciso di pubblicare il video alla fine dell’articolo (link). Il terremoto di Haiti del 12 gennaio impedisce in ogni caso di trovare parole a sufficienza per descrivere le atrocità di un Paese che è letteralmente morto. Haiti non è in ginocchio. Lo era già da molto tempo, essendo la nazione più povera delle Americhe. Haiti ora è distesa, abbattuta, col volto scoperto, in modo che tutti possano guardare quell’orrore con i propri occhi. Ai superstiti delle (almeno) 200mila vittime non è rimasto niente. E il bilancio è destinato a salire. Port-au-Prince è un cimitero a cielo aperto. E alla violenza della natura adesso seguono le barbarie di uno popolo che cerca in ogni modo di soddisfare i suoi bisogni primari, cibo e sicurezza innanzitutto. Bande criminali armate di machete corrono per le strade della capitale haitiana, decise a fare razzia di quel poco che è rimasto. Più di 3.000 detenuti circolano a piede libero a Port-au-Prince dopo il crollo del carcere. Gli sciacalli sono dappertutto, la situazione è fuori controllo. La polizia locale non riesce a gestire il caos e apre il fuoco sui saccheggiatori: un uomo è morto dopo essere stato colpito in fronte da un proiettile, diversi i feriti. Un giornalista della Reuters sostiene persino di aver visto prima un uomo dato alle fiamme da cittadini inferociti che lo avevano sorpreso a rubare, e dopo altri due sciacalli stesi a causa di ferite di arma da fuoco alla testa. E c’è da giurare che presto arriveranno a “sfilare” fra le case distrutte anche i colletti bianchi, con le 24ore cariche di progetti e le bocche piene di belle parole, per approfittare delle disgrazie della gente di Haiti. Il video che segue (dal contenuto piuttosto forte) è tratto da youreporter, e ha come unico scopo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla catastrofe haitiana. La vera domanda è: perché ci interessiamo di questa realtà solo quando è colpita da un cataclisma? Quanti sanno che a Haiti  prima del terremoto, su tre bambini, uno moriva di stenti dopo qualche mese dalla nascita, e quei due che sopravvivevano molto probabilmente venivano venduti al mercato degli schiavi? Haiti era già sepolta da molto tempo, schiacciata dalle macerie dell’indifferenza, distrutta dal disinteresse del mondo prima ancora che dal sisma.

Soldato haitiano perquisisce degli sciacalli (lastampa.it)

Video – Mai nessuno si è interessato ai problemi di Haiti ma, adesso che i riflettori sono accesi, c’è la corsa a “metterci la faccia” per ostentare una solidarietà nella maggior parte dei casi ipocrita. Da questa categoria sono da escludere le associazioni umanitarie che da sempre si battono (spesso senza scopo di lucro) per riportare la vita in luoghi come Haiti dove, il più delle volte, la morte è un’alternativa accettabile agli stenti di ogni giorno.

Il contingente ONU e i marines inviati da Obama a Haiti dovranno capire che, prima di poter dare valore alla morte del Paese, dovranno ridare valore alla sua vita. A differenza dell’Afghanistan, qui il nemico non spara e non si nasconde. Il nemico è semplicemente ovunque. Questo video ne mostra il crudo volto. Per visualizzarlo clicca qui.

Ivano Pasqualino






– Honduras, giornalista minacciato di morte. «Sappiamo dove studiano i tuoi figli»

26 11 2009

Militari impediscono a un reporter di riprendere (flickr)

TEGUCIGALPA«Adesso sei nelle nostre mani, questa volta non potrai scappare». Con questa telefonata anonima è stato minacciato di morte assieme alla sua famiglia il freelance Luis Galdámez. «Sei stato avvisato: sappiamo dove vivi e sappiamo dove studiano i tuoi figli, stiamo controllando te e tutta la tua famiglia, se non stai tranquillo ti uccideremo». La chiamata è arrivata in diretta a Radio Globo mentre il giornalista conduceva il suo programma “Oltre la verità”. Le cause della minaccia sarebbero i suoi articoli in favore del Presidente deposto dell’Honduras Manuel Zelaya, nei quali figurano critiche al governo de facto di Roberto Micheletti.

Protezione – Galdámez aveva già subito altre minacce di morte tramite sms e telefonate. Temendo per la sua vita, dal 21 settembre vive e trasmette dall’Ambasciata brasiliana a Tegucigalpa. Qui si è rifugiato anche Manuel Zelaya, il prediente deposto. Nonostante la Commissione interamericana dei diritti umani abbia chiesto alle autorità di proteggere Luis Galdámez, egli ha riferito ad Amnesty International che nessuna misura di protezione è stata adottata per proteggerlo. L’associazione in difesa dei diritti umani ha così deciso di pubblicare sul suo sito, giovedì 26 novembre, un appello al Presidente de facto dell’Honduras Roberto Micheletti «per garantire protezione e sicurezza» al giornalista.

Manuel Zelaya, Presidente deposto dell’Honduras (google)

Repressione – Quello di Galdámez non è un caso isolato nel Sud America. Da quando il presidente Zelaya è stato deposto lo scorso 28 giugno, vi sono stati diversi attacchi contro molti giornalisti. Il 5 novembre 2009 è stato lanciato un ordigno negli studi di radio Hrn che ha ferito due persone danneggiando gran parte delle apparecchiature dell’emittente. Il 6 novembre 2009 il direttore della televisione Canale 36 ha denunciato il trancio di un cavo in fibra ottica da parte delle autorità per impedire le trasmissioni. Lo scorso luglio, a seguito del tentativo del presidente Zelaya di rientrare i Honduras, si è scatenata una violenta repressione dell’esercito golpista all’aeroporto di Tegucigalpa: molti feriti e 2 morti, uno dei quali di soli sedici anni.

Ivano Pasqualino