– Errore dell’esercito rumeno: aiuti umanitari a Tahiti invece di Haiti

26 02 2010

BUCAREST – Cristoforo Colombo non fu l’unico a confondere la sua destinazione finale. Ma se almeno quella è storia, oggi una bufala molto simile spopola sul web: l’esercito rumeno, a un mese dal terribile terremoto che ha messo in ginocchio Port-au-Prince, sarebbe sbarcato per sbaglio a Tahiti invece che ad Haiti. I soldati avrebbero depositato i loro aiuti umanitari nelle lussuriose spiagge tahitiane fra lo stupore di turisti e surfisti. «Del resto hanno nomi simili», sembra essersi giustificato il ministro della Difesa della Romania, Gabriel Oprea.

Provocazione – Tutto falso. Un fake volutamente diffuso dalla testata online Times.ro, famoso sito umoristico rumeno. Nulla di strano, se non fosse che la notizia era stata ripresa e diffusa (per vera) dalle emittenti di tutto il mondo. Tanto che il governo rumeno ha dovuto pubblicare un comunicato ufficiale dove smentisce sia lo sbarco errato che le parole del proprio Ministro.

La notizia inventata, risalente allo scorso 20 gennaio, voleva essere una provocazione per lo stesso governo di Bucarest incapace, secondo il sito Times.ro, di inviare aiuti umanitari adeguati perché troppo impegnato ad arricchire i propri politici.

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– Elicotteri Usa sbagliano obiettivo, nuova strage di civili in Afghanistan

24 02 2010

Civili afghani sopravvissuti al raid Nato (ansa)

KABUL – Nuovo errore della Nato, ennesima strage di civili.  Nella mattinata di lunedì 22 febbraio i caccia americani hanno bombardato tre veicoli che viaggiavano nelle zone di confine tra le provincie di Uruzgan e Daykundi, nel sud dell’Afghanistan. Risultato: 27 morti, tutti civili, tra cui quattro donne e un bambino. I servizi segreti della Nato avevano indicato in quel punto la presenza di un contingente talebano. I guerriglieri si sarebbero ritirati a Uruzgan in seguito all’offensiva alleata “Mushtarak”, primo grande attacco dell’era Obama. Tuttavia le forze di terra giunte sul posto dopo il raid non hanno trovato Kalashnikov, ma solo provviste di famiglie in fuga dall’inferno della guerra.

Le scuse del generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe alleate in Afghanistan (army.mil)

Fiducia – Pronte le scuse del generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe alleate in Afghanistan: «Siamo addolorati per questa tragica perdita di vite umane innocenti». McChrystal sa che l’errore graverà sul rapporto, già complicato, tra l’esercito e la popolazione afghana. «Ho ribadito ai miei uomini che siamo qui per aiutare e proteggere i civili. Se rimangono coinvolti, ciò danneggia la loro fiducia nei nostri confronti e ci toccherà raddoppiare gli sforzi per riacquistarla».

Secca la replica del governo di Kabul: «Queste morti sono ingiustificabili». Mentre Karzai ha chiesto e ottenuto un incontro col generale McChrystal, dalla Casa Bianca non sono arrivati commenti sull’episodio.

Italia – «Sono scioccato e preoccupato», ha fatto sapere il ministro degli Esteri Franco Frattini, mentre il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura che «i bombardieri italiani non sganciano bombe, in quanto dotati solo di una grossa mitragliatrice». È la più grave strage di civili in Afghanistan dal 4 settembre 2009, quando l’intervento americano contro due autobotti provocò 90 morti, tra i quali almeno 40 civili.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





– Recensione blog “Sviperate” (esercitazione IFG/Scuola di giornalismo)

11 02 2010

Francesco Vicario, 28 anni, autore del blog "Sviperate"

MILANO – Dai tanga commestibili alle citazioni latine. Francesco Vicario non fa mancare proprio nulla al suo blog “Sviperate”. E ne ha per tutti: dal calendario di Belen su Gente alle trans-azioni di Lapo Elkann. Sempre con quella punta di sarcasmo che piace tanti ai lettori. Già, i lettori che Francesco vorrebbe tanto raggiungere in futuro attraverso le pagine di un giornale vero. Da questo grande sogno e dalla passione per il giornalismo nascono gli spunti sociali del blog. Già, perché “Sviperate” non è solo gossip e critica “sociale”. È anche un invito a pensare. Un po’come i poeti del romanticismo, che indicavano al popolo la via da seguire dall’alto della loro torre d’avorio. Un Leopardi moderno, insomma, con analisi di questioni sociali come la crisi dell’informazione. Un Leopardi tendente a D’Annunzio per la precisione. L’estetismo e Il Piacere, infatti, la fanno da padrone in “Sviperate”, tra droga, trans e belle donne. Immancabili pertanto notizie sulla coppia del momento George Clooney – Elisabetta Canalis, sulle show girl “navigate” Pamela Prati e Loredana Lecciso, sulle nonne star Ivana Trump e Sandra Milo. Naturalmente non può mancare la musica, come il post sull’ultima campagna pubblicitaria Louis Vuitton firmata dalla cantante Madonna. Se poi si aggiungono anche gli amori di Marco Pannella, fra bisessualità e accuse depravate (quanto infondate) di pedofilia allora dentro non manca davvero nulla. Grande sfilata di notizie “cattivelle” sulle star di cinema e tv come Simona Ventura, Leonardo Pieraccioni, Laura Torrisi, Claudia Galanti (prossima concorrente de L’Isola dei famosi 7). C’è persino spazio per Brigitte Bardot. Per i più attivi, presenti anche sondaggi curiosi con una discreta affluenza di votanti. Fra i più in voga, la reazione di Belen Rodriguez alla condanna di Fabrizio Corona e la gravidanza di Heather Parisi, diventata mamma a 50 anni. Del resto, fino a quando esisteranno personaggi del genere, tutti gli aspiranti redattori delle pagine di spettacolo possono star certi che il lavoro non mancherà. Lo show business è un’industria sempre attiva, grazie alle due componenti che Francesco evidenzia nella testata: “vizi e virtù di un mondo dorato”. Inevitabilmente “d’annunziano”. E se è vero che per comprare i giornali bisogna parlare delle tre S (sesso, soldi, sangue), allora Francesco ha fatto centro. Per adesso sul suo blog, domani in un giornale. Vero.





– Talebani: «Nessuna tregua», al via la prima grande offensiva dell’era Obama

4 02 2010

La provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan (google)

MARJAH – Gli Usa preparano la retata finale contro i talebani della provincia di Helmand, nel sud dell’Afghanistan. La missione è prevista per metà febbraio. Sarà la prima grande offensiva militare sotto la presidenza di Barack Obama. L’operazione, condotta dalla Nato e dall’esercito afgano, ha come obiettivo la liberazione di Marjah, città a ovest del capoluogo Lashkar Gah. Secondo le stime Usa, nella zona scelta per l’attacco dovrebbero nascondersi circa 1.700 combattenti. «È l’unica area della provincia ancora sotto il controllo nemico», ha dichiarato un generale americano al Financial Times. I comandanti dei marines discutevano da tempo sull’opportunità di impadronirsi della città. «Liberare Marjah significherebbe creare un collegamento fra le zone di Helmand». Per la prima volta verranno impiegati i 30mila rinforzi inviati da Obama in Afghanistan a dicembre. «Se i ribelli si arrenderanno, l’operazione potrebbe concludersi senza sparare un colpo», precisa il generale al quotidiano britannico. «Altrimenti sarà uno scontro lungo che li porterà comunque a ritirarsi». L’ultima offensiva Usa risale allo scorso luglio, quando 4mila marines si spinsero fino a Lashkar Gah, roccaforte talebana.

Il presidente afghano Hamid Karzai e il capo della Casa Bianca, Barack Obama (google)

Tregua – Mentre in Afghanistan si imbracciano i fucili, in Inghilterra si cerca un accordo. La Conferenza di Londra, convocata lo scorso 28 e 29 gennaio e presieduta dai leader di Usa e Onu, ha espresso la volontà di stanziare 500 milioni di dollari da destinare all’opposizione per porre fine agli scontri. Secca, però, la risposta dei talebani attraverso il loro sito Internet: «Questa proposta è l’unico modo rimasto a britannici e americani per raggiungere obiettivi che non sono riusciti a conseguire sul campo di battaglia». Rifiutati quindi i fondi che, secondo i ribelli, sono una vera e propria “mazzetta” che «alla fine della Conferenza sarà spesa per fini militari, o finirà comunque nelle tasche dei funzionari della corrotta amministrazione Karzai». Una pace tanto cara da non avere prezzo.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





– La protesta dell’ultimo reduce americano della 1° guerra mondiale

1 02 2010

Frank Buckles, 109 anni, veterano americano della 1° guerra mondiale (google)

WASHINGTON – A 109 anni ha ancora la forza di farsi sentire. In particolar modo oggi, 1 febbraio, giorno del suo compleanno. Frank Buckles (pagina wikipedia),  unico soldato americano della Grande Guerra ancora in vita, ha un’ultima missione da compiere prima di “rinfoderare l’arma”. Attraverso la Fondazione Memoriale della Prima guerra mondiale (di cui è presidente), il veterano è impegnato nel tentativo di ottenere la costruzione di un monumento commemorativo negli Stati Uniti in onore dei 4.734.991 soldati statunitensi che parteciparono al primo conflitto mondiale, con una dedica speciale ai 116.561 che persero la vita.

Il celebre zio Sam della locandina “I want you” (clicca qui per scoprirla) sarebbe fiero di Buckles: nato a Bethany nel 1901, appena sedicenne Frank era già disposto a fare carte false pur di essere arruolato. Nonostante la minore età, riuscì a entrare nell’esercito americano escludendo il controllo anagrafico al momento del reclutamento. A causa della sua corporatura esile venne escluso dal Corpo dei Marines. Fu così assegnato ai servizi automobilistici, con l’incarico di trasportare militari e feriti nelle zone di guerra (soprattutto in Inghilterra e Francia). Una curiosità: per dare un’idea della longevità di questo veterano, basti pensare che nel 1917, per aggregarsi all’esercito americano, raggiunse l’Europa a bordo della RMS Carpathia, la stessa nave che cinque anni prima aveva recuperato i sopravvissuti del naufragio del Titanic.

Buckles affrontò la Seconda guerra mondiale da civile. Ma ne rimase comunque segnato: conobbe personalmente Adolf Hitler e fu catturato dai giapponesi in quanto americano. Trascorse così tre anni di prigionia nel campo di Los Banos, in California. Una volta liberato, si sposò e decise di stabilirsi negli Stati Uniti.

Frank Buckles a 16 anni: era appena stato reclutato falsando la propria età (google)

Memoria – Oggi Buckles non ha smesso di essere un uomo combattivo. Quantomeno nell’animo, sempre deciso e determinato nel conseguimento dei propri obiettivi. Ancor di più oggi, giorno del suo 109° compleanno, festeggiato nella calma della sua casa di Charles Town. È arrivata così una nuova proposta sull’erezione di un monumento in onore dei caduti americani della Prima guerra mondiale. Dopo l’idea iniziale di costruire nel Distretto di Columbia, in una zona verde ricca di boschi, lo scorso dicembre è arrivata una nuova proposta da parte del “Doughboy” (nome utilizzato per le truppe americane durante il primo conflitto mondiale): collocare il monumento a Kansas City, nel Missouri. Il Congresso legislativo americano, incaricato dell’eventuale approvazione, non si è ancora espresso. A chi gli chiede il segreto di una vita così lunga, lui risponde «sincerità, speranza e quiete». E aggiunge ai microfoni della CNN, nonostante la sua età longeva, che «il tempo per me è passato molto velocemente, ho fatto tantissime cose negli ultimi 90 anni».

Ivano Pasqualino