– Nessuna lettera da Obama per i militari suicidi

30 11 2009

Chancellor A. Keesling, 25 anni, soldato americano suicida in Iraq (Google)

WASHINGTON – Joker: «Quelle sono cartucce cariche?!» Palla di lardo:«Sette e 62, blindatissime…Full Metal Jacket!» Joker: «Se Hartman viene e ci trova qui dentro, finiamo tutti e due in un mare di merda» Palla di lardo: «Io ci sono già nella merda…».

Il seguito della scena del film di Kubrick è nota a tutti: Palla di lardo uccide il Sergente Hartman con un colpo di fucile per poi suicidarsi con lo stesso M14. Il racconto di un dramma che nel 1897, dodici anni dopo la fine della guerra del Vietnam, sconvolse intere generazioni. Eppure sembra che ci sia ancora qualcuno indifferente ai problemi psicologici dei soldati in guerra. O, quantomeno, fa una netta distinzione fra i soldati uccisi da armi nemiche e quelli che decidono di levarsi la vita poiché non reggono l’ansia di vivere in un contesto di guerra. A sorprendere sarà il nome dell’uomo in questione: la “sentinella” del mondo, il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. La Casa Bianca non invierà alcuna lettera di conforto alle famiglie dei 140 militari che, tra gennaio e ottobre 2009, dall’Iraq fino all’Afghanistan, hanno deciso di suicidarsi mentre si trovavano al fronte indossando una mimetica a stelle e strisce. È dai tempi della guerra di secessione che i Presidenti americani, partendo da Abramo Lincoln, scrivono di proprio pugno le missive per confortare i familiari dei deceduti in guerra. In questo modo mandano un segnale forte della presenza della Nazione , che onora e ricorda degnamente i suoi “fratelli d’arme”. Che adesso tanto fratelli non sembrano più se non meritano neanche una lettera di cordoglio.

Stress – La storia del soldato Chancellor Arsenio Keesling rispecchia in pieno l’argomento. Il riservista fu chiamato per la prima volta in Iraq sei anni fa, ma fu rispedito a casa dopo  che gli era stato diagnosticato il DPTS, un disturbo post traumatico da stress. Per il soldato Chancellor vivere quotidianamente a stretto contatto con gli orrori della guerra era psicologicamente insostenibile. Torna allora a casa in Indianapolis, ma nel 2006 l’esercito “a corto di militari” decide di richiamarlo. Inizialmente il riservista rifiuta l’incarico, ma «si convince presto che la sua presenza sul fronte è importante», racconta il padre di Chancellor. «Ripeteva che il suo dovere era quello di difendere il Paese», spiega con orgoglio il genitore prima di vedere il proprio figlio partire per sempre per l’Iraq, dove verrà rimpiegato il 27 maggio 2009. Qui si suiciderà con la sua carabina M4 meno di un mese dopo (19 giugno 2009). Diciassette ore prima del folle gesto aveva informato i genitori delle sue intenzioni. La famiglia provò ad allertare la base americana di Baghdad del pericolo, ma non riuscirono a comunicare con nessuno. Qualcuno adesso accusa gli apparati militari americani di negligenza e ignoranza, soprattutto in seguito alla dichiarazione di Obama che annuncia rinforzi in Afghanistan (30mila militari statunitensi, più 10mila soldati alleati). In ogni caso, una cosa è certa: il caso Chancellor era una tragedia annunciata.

Madre – «Nostro figlio, come tanti altri, ha sacrificato la sua giovane vita per gli Stati Uniti d’America ed è giusto che gli venga riconosciuto» spiega la signora Keesling, madre del soldato Chancellor, in un’intervista rilasciata all’organizzazione Democracy Now. «Chiediamo al Presidente Obama di rivedere questa terribile prassi, poche parole ci aiuterebbero ad andare avanti». Ma al momento la Casa Bianca rimane ferma sulla sua decisione: «L’Amministrazione sta prendendo in considerazione il problema delle lettere di condoglianza alle famiglie dei ragazzi che si sono tolti la vita», ha dichiarato il portavoce Tom Vietor. «Il Presidente è vicino con pensieri e preghiere a tutti coloro che hanno perso i loro cari in guerra». A poche settimane dalla sparatoria del Maggiore Malik Hasan a Fort Hood in Texas (13 persone persero la vita), l’America di Obama si risveglia con un’altra angosciante storia militare da affrontare.

Nel 1862 Abramo Lincoln scriveva ai familiari dei soldati americani caduti sul fronte: «Con queste righe vorrei portarvi un po’ di sollievo, anche se il conforto totale non è possibile perché solo il tempo potrà aiutarvi». Oggi nel 2009 discutiamo ancora se un ragazzo suicida sia o no un morto meritevole di una lettera con l’autografo di Obama.

Ivano Pasqualino

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