- Ufo creato da un missile russo

13 12 2009

Il presunto Ufo nei cieli della Norvegia (corriere.it)

MOSCA – Non sono riusciti a raggiungere per primi la luna, ma quantomeno hanno creato il primo Ufo. O almeno così hanno creduto i cittadini di Skjervoy (Norvegia settentrionale) che mercoledì 9 dicembre hanno visto un oggetto volante misterioso precipitare dal cielo. Il suo intenso colore bianco e azzurro lo faceva assomigliare ad una aurora boreale. Ma la sua forma sferica lo rendeva parecchio simile ad un disco voltante non identificato. In molti gridano all’avvistamento Ufo, alla caduta di un meteorite o persino a un attacco missilistico. In effetti si tratta di missili, ma non di un attacco. Niente alieni per stavolta.

Sottomarino – In realtà a causare lo straordinario bagliore nel cielo norvegese è un test fallimentare (l’ennesimo) di un razzo intercontinentale. Alle 7.45 del 9 dicembre il sommergibile strategico russo di quarta generazione, il Dmitri Donskoj, dà il via al dodicesimo lancio del missile Bulava, capace di sopportare da sei a dieci testate multiple nucleari. Un gioiello dell’industria bellica, almeno secondo l’Istituto per la Tecnologia Termica della Russia, nonostante i precedenti undici test parzialmente falliti (l’ultimo il 15 luglio). Anche questo razzo Bulava avrà vita breve: il primo e il secondo stadio del lancio vanno a buon fine, mentre il terzo (che dovrebbe stabilizzare la rotta) s’infiamma ed esplode in cielo causando un bagliore straordinario nei cieli settentrionali della Norvegia.

Il lancio di un missile Bulava (Google)

Autorità – In seguito allo strano fenomeno, le autorità della Russia hanno deciso di tacere sull’imbarazzante fallimento del lancio. Non hanno fatto lo stesso i quotidiani russi, che hanno subito diffuso la notizia generando numerose polemiche. Prima fra tutte, il perché un missile “marittimo” sia stato progettato da un ufficio “terrestre”. In seguito all’esplosione in cielo del razzo, Norvegia, Finlandia e Svezia hanno provato a “limitarsi” nelle spiegazioni. Il portavoce del ministero della Difesa norvegese, Ann Cristine Salbuvik, ha dichiarato infatti che l’area di provenienza del presunto Ufo è tradizionalmente usata dai russi per i test dei loro missili intercontinentali. Nonostante i tentativi di nascondere il fallimento, il ministero della Difesa russo è costretto giovedì 10 dicembre a consegnare all’agenzia Interfax una dichiarazione in cui ammette l’avaria del terzo stadio del razzo e assicura che una commissione ne studierà le cause. Anche se smantellare le basi navali dove si producono sottomarini nucleari potrebbe essere una scorciatoia interessante per risolvere il problema.

Ivano Pasqualino





- In Eritrea la libertà costa più di 3000 giorni di carcere

10 12 2009

Dawit Isaak, giornalista svedese-eritreo in cella di isolamento da 8 anni (flickr)

ASMARA – Ancora una volta la classifica stilata dall’organizzazione Reporters sans Frontieres non sbaglia. In cima alla classifica 2009 dei Paesi con il maggior numero di giornalisti in prigione si trova l’Eritrea, nonostante sia fra gli Stati meno popolati al mondo (113° posto con 5milioni di abitanti). La libertà di stampa risulta essere una delle più grandi piaghe del continente africano, dove numerosi problemi vengono spesso insabbiati dall’assenza di un’informazione adeguata. Mancanza che trova conferma nei 3mila giorni di isolamento a cui è ancora oggi sottoposto il giornalista svedese-eritreo Dawit Isaak: il reporter classe ’64 è stato arrestato a Asmara il 23 settembre 2001 in seguito alla sua battaglia in difesa della libertà di parola in Eritrea. Attraverso le pagine del giornale indipendente Setit, da lui stesso fondato nel 1996, Isaak denunciava il silenzio a cui è costretta la popolazione eritrea. In questi otto anni di prigionia, il cronista non è mai uscito dalla propria cella e non ha mai ricevuto alcuna visita, né da familiari né dai propri legali. Il governo eritreo non ha rilasciato alcuna informazione circa lo stato di salute del giornalista.

Manifesto in favore della liberazione di Isaak (Wikipedia)

Europa – Isaak è l’unico prigioniero di coscienza con cittadinanza europea (prigioniero di coscienza è un termine coniato dall’organizzazione Amnesty International che si riferisce a chiunque venga imprigionato semplicemente in base ad alcune caratteristiche come razza, religione, lingua, orientamento sessuale, credo politico, senza quindi aver usato o invocato l’uso della violenza). Il giornalista è diventato ufficialmente un cittadino svedese nel 1992, dopo aver chiesto asilo nel 1987. «È terribile che sia ancora in prigione», ha affermato Jesper Bengtsson, presidente della sezione svedese di Reporters sans Frontieres. «Non riesco a credere che il governo della Svezia non si stia impegnando ulteriormente per il suo rilascio». Stoccolma ha intanto onorato Isaak il 9 dicembre 2009 con una manifestazione fuori dalle porte della città. Lo scopo: sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Europeo sul caso del giornalista in isolamento. Nonostante gli otto anni passati a dormire in cella, Isaak avrà di certo ancora la schiena dritta.

Ivano Pasqualino








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