- «Se muoio in guerra, verrai al funerale vestito da donna». Promessa mantenuta

1 03 2010

Barry mantiene la promessa fatta all'amico Kevin (google)

DUNDEE – Lo aveva promesso al suo migliore amico prima di partire assieme in missione a Kabul. «Se uno di noi due non dovesse ritornare dall’Afghanistan, si presenterà al funerale dell’altro con abiti femminili». Barry Delaney, 24 anni, soldato scozzese, ha mantenuto la parola data al compagno e commilitone Kevin Elliott, 24 anni. Kevin ha perso la vita lo scorso agosto in un attentato avvenuto nella provincia di Helmand. ———————————–

Il soldato Barry, vestito da donna, non riesce a trattenere le lacrime (timesonline.co.uk)

Tubino – Appresa la notizia della morte di Kevin, Barry ha fatto richiesta per tornare in Scozia per assistere ai funerali dell’amico e mantenere la promessa fatta in un momento goliardico. Magari semplicemente per esorcizzare la paura della morte. Il soldato scozzese si è così presentato alla cerimonia funebre con un tubino giallo fluorescente e scaldamuscoli rosa. Nulla di scandaloso secondo la famiglia di Kevin: era infatti già stata avvisata precedentemente della volontà dell’amico. Una promessa amara quanto simpatica che Barry non avrebbe mai voluto mantenere.

Ivano Pasqualino





- Elicotteri Usa sbagliano obiettivo, nuova strage di civili in Afghanistan

24 02 2010

Civili afghani sopravvissuti al raid Nato (ansa)

KABUL – Nuovo errore della Nato, ennesima strage di civili.  Nella mattinata di lunedì 22 febbraio i caccia americani hanno bombardato tre veicoli che viaggiavano nelle zone di confine tra le provincie di Uruzgan e Daykundi, nel sud dell’Afghanistan. Risultato: 27 morti, tutti civili, tra cui quattro donne e un bambino. I servizi segreti della Nato avevano indicato in quel punto la presenza di un contingente talebano. I guerriglieri si sarebbero ritirati a Uruzgan in seguito all’offensiva alleata “Mushtarak”, primo grande attacco dell’era Obama. Tuttavia le forze di terra giunte sul posto dopo il raid non hanno trovato Kalashnikov, ma solo provviste di famiglie in fuga dall’inferno della guerra.

Le scuse del generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe alleate in Afghanistan (army.mil)

Fiducia – Pronte le scuse del generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe alleate in Afghanistan: «Siamo addolorati per questa tragica perdita di vite umane innocenti». McChrystal sa che l’errore graverà sul rapporto, già complicato, tra l’esercito e la popolazione afghana. «Ho ribadito ai miei uomini che siamo qui per aiutare e proteggere i civili. Se rimangono coinvolti, ciò danneggia la loro fiducia nei nostri confronti e ci toccherà raddoppiare gli sforzi per riacquistarla».

Secca la replica del governo di Kabul: «Queste morti sono ingiustificabili». Mentre Karzai ha chiesto e ottenuto un incontro col generale McChrystal, dalla Casa Bianca non sono arrivati commenti sull’episodio.

Italia – «Sono scioccato e preoccupato», ha fatto sapere il ministro degli Esteri Franco Frattini, mentre il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura che «i bombardieri italiani non sganciano bombe, in quanto dotati solo di una grossa mitragliatrice». È la più grave strage di civili in Afghanistan dal 4 settembre 2009, quando l’intervento americano contro due autobotti provocò 90 morti, tra i quali almeno 40 civili.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





- Il basket avvicina Usa e Afghanistan: cestiste di Kabul a lezione di NBA

20 12 2009

Le giocatrici afghane al Madison Square Garden assieme al campione Allan Houston (Corriere della Sera)

NEW YORK – Là dove la guerra divide, lo sport unisce.  Nel novembre 2009 dodici giocatrici di pallacanestro fra i 16 e i 20 anni, provenienti da Herat e Kabul, hanno partecipato negli Usa ad un progetto sportivo e culturale in collaborazione con l’NBA, la federazione americana di basket più famosa al mondo. Un’occasione per apprendere i segreti del sistema sportivo americano (tecnica, salute e nutrizione) e dare un calcio (o forse sarebbe il caso di dire una stoppata) a numerosi pregiudizi. «Confesso: mi ha stupito l’ospitalità verso di noi», ha commentato Miriam, una delle ragazze del gruppo. «Nonostante le barriere del linguaggio e della differente cultura, c’è stato molto affetto». Miriam e le sue compagne fanno parte della «Afghan Women’s National Youth Development team», selezione giovanile di promettenti cestite afghane.

La stella dei Cleveland, LeBron James, in azione (Google)

NBA – Il lavoro di apprendimento si è sposato al relax. Una volta finite le lezioni, le ragazze hanno potuto ammirare i campioni NBA in azione. Dopo la visita alla sede della federazione e al grande magazzino NBA sulla Quinta Strada di New York, il gruppo ha preso parte presso il celebre Madison Square Garden all’incontro fra Golden State e Knicks (squadra dove milita l’italiano Danilo Gallinari). Ad accompagnarle l’ex professionista Allan Houston, storico campione dei Knicks. «Non è un americano, è uno di noi», ha commentato Shukria Hekmat, l’allenatrice delle ragazze, riguardo l’ex stella NBA. «Ci ha davvero accolto con il cuore». Il tour si è concluso a Washington per ammirare i Cleveland Cavaliers in campo contro i Wizards. «Vedere dal vivo LeBron James e Shaquille O’Neal è stato come toccare il cielo con un dito», ha ammesso l’allenatrice Hekmat. Un dito, o una mano, per una volta tesa in segno di pace fra le due nazioni.

Ivano Pasqualino





- L’ospedale “Tiziano Terzani” che ha salvato 75mila vittime di guerra afghane

18 12 2009

La sala operatoria dell'ospedale "Tiziano Terzani" di Lashkar-gah (Emergency)

LASHKAR GAH – Afghanistan non vuol dire solo morti, talebani e terrorismo. C’è chi aiuta il prossimo con cure e sorrisi. Nel Centro chirurgico della cittadina di Lashkar-gah (meglio nota come Bost, a sud-ovest di Kabul), dalla fondazione nel settembre 2004 a giugno 2009, si è provveduto a 8.713 ricoveri, 10.212 interventi chirurgici e 51.078 visite ambulatoriali. La formazione dello staff medico e infermieristico dell’ospedale (scheda del centro) è affidato al personale internazionale di Emergency, organizzazione italiana in difesa dei diritti umani che dal 1999 ha assistito nelle sue strutture 2.291.103 persone. La maggior parte dei pazienti ricoverati sono vittime di guerra. Nessuna discriminazione di razza, sesso, religione o uniforme militare, in una regione teatro di bombardamenti e violenti scontri armati.

Il giornalista e scrittore Tiziano Terzani (Google)

Terzani – Il Centro chirurgico di Lashkar-gah è specializzato in “Chirurgia per vittime di guerra e mine antiuomo”. A questo reparto è da poco stata affiancata la Traumatologia, dedicata in particolar modo alle vittime di incidenti stradali. Il Centro ha una capacità di 70 posti letto e offre svariati servizi sanitari, dal Pronto Soccorso alla Fisioterapia, passando per la Terapia intensiva e la Farmacia. C’è persino una sala giochi, per regalare un sorriso a chi fino a ora ha sempre urlato di disperazione. Lo staff nazionale del Centro è composto da 205 persone. Nell’assunzione del personale ausiliario Emergency dà la precedenza ai disabili, alle vedove e ai gruppi socialmente deboli. L’intero ospedale è stato dedicato alla memoria di Tiziano Terzani, celebre reporter e profondo conoscitore dell’Asia scomparso nel 2004. Negli occhi dei medici e dei pazienti vive ancora il messaggio di pace e speranza del famoso giornalista: dialogo e confronto, prima di tutto.

Ivano Pasqualino





- La Russa: «Porteremo in Afghanistan la strategia italiana»

3 12 2009

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa (Google)

ROMA – I 30mila soldati americani che Obama invierà a Kabul adotteranno una strategia tutta italiana. È questo «l’aspetto fondamentale», promosso dal ministro della Difesa Ignazio La Russa per i rinforzi che verranno impiegati in Afghanistan per concludere la guerra entro il 2011. «Finora gli americani pensavano che prima si dovesse mettere in sicurezza un’area e poi avviare la ricostruzione», spiega La Russa in un’intervista al Corriere della Sera. «Ora si sono convinti che le due operazioni devono marciare insieme: quello che hanno sempre fatto i militari italiani, portare sicurezza e benefici allo stesso tempo; non siamo più esecutori, ma partecipi di un’operazione comune».

Militare Nato a Kabul (Google)

Rinforzi - Il ministro ha spiegato quale sarà il piano d’invio dei rinforzi italiani: «Le nostre truppe partiranno per l’Afghanistan nella seconda parte del 2010, verranno sottratte ad altre missioni italiane: dal Kosovo rientreranno l’anno seguente circa 1.000 soldati, mentre dal Libano ne recupereremo 200». Nei prossimi giorni il segretario di Stato americano Hillary Clinton metterà nero su bianco il numero di uomini da richiedere ad ogni Paese della Nato. All’Italia verranno chiesti circa 1.500 militari, cifra che secondo La Russa rappresenta «la quota massima alla quale comunque non arriveremo».

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





- Obama: «Rinforzi in Afghanistan, ritiro dal 2011»

2 12 2009

Obama parla alle truppe americane (Google)

WASHINGTON – Sono 30mila i militari americani che in soli sei mesi verranno schierati in Afghanistan. A fianco a loro altri 10mila soldati alleati, dei quali 1.500 italiani. Saranno gli ultimi rinforzi che USA e Nato invieranno a Kabul. Obama, fresco vincitore del premio Nobel per la pace, ha infatti annunciato lunedì 1 dicembre, davanti ai cadetti dell’Accademia di West Point, che il ritiro delle truppe americane comincerà fra 19 mesi, nel giugno 2011, e verrà completato entro la fine del 2012, cioè al termine del suo mandato.

Missione – Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato perché i rinforzi saranno impiegati con la massima rapidità. «In questo modo potranno prendere di mira l’insurrezione talebana e rendere sicuri i centri abitati più importanti». La missione prioritaria delle truppe americane sarà infatti riacquisire il controllo di zone nevralgiche dove gli estremisti sono più radicati: in cima alla lista figurano le città strategiche di Kandahar nel sud e Khost nell’est. «Questo ci consentirà d’addestrare le forze di sicurezza locali – ha spiegato Obama – affinché gli Stati Uniti possano trasferire la responsabilità al governo e al popolo dell’Afghanistan». Nel Paese è da poco stato rieletto presidente Hamid Karzai, nonostante lo scandalo dei brogli elettorali che lo vedeva coinvolto.

Soldato italiano impegnato in Afghanistan (Google)

Alleati – «Poiché questo è uno sforzo internazionale, ho chiesto che il nostro impegno si accompagni a nuovi contributi dei partner». Obama ha invitato così gli alleati a contribuire nella fase finale della guerra in Afghanistan. È in gioco «non solo la credibilità della Nato, ma la sicurezza del mondo per portare a termine insieme con successo questa guerra». Spetta a Hillary Clinton indicare le cifre per ogni Paese: secondo il quotidiano francese Le Monde, la Casa Bianca chiederà 2.000 soldati alla Germania, 1.500 ciascuno a Francia e Italia, 1.000 al Regno Unito. «Fare dei numero adesso è prematuro», ha risposto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. «Vogliamo venire incontro alle esigenze americane, ma non potremo procedere prima della seconda parte del 2010». L’invio di nuove truppe comporterebbe inoltre spese enormi che in questo momento l’Italia non può sostenere: la soluzione potrebbe essere togliere militari dal Kosovo o dal Libano e aumentarli in Afghanistan.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)








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