- Le due Coree tornano a negoziare, ma continua la minaccia di Pyongyang

1 02 2011

L'isola di Yeonpyeong il 23 novembre 2010, sotto il fuoco dell'artiglieria nordcoreana (corriere.it)

SEUL – Si riapre il dialogo fra le due Coree. I rappresentanti dei Paesi si incontreranno martedì 8 febbraio. Simbolico il luogo prescelto per la discussione: il villaggio di Panmunjom, varco tra le due Coree, posto sulla la linea smilitarizzata.

Il tema è la questione militare ancora in sospeso tra i due Stati, legata alla divisione territoriale. È il primo dialogo diretto dallo scorso 23 novembre, data dell’attacco di artiglieria da parte della capitale nordcoreana di Pyongyang contro l’isola di Yeonpyeong (Corea del Sud), costato la vita a quattro persone.

La situazione ha rischiato di precipitare martedì primo febbraio quando il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo ha reso note indiscrezioni dei servizi segreti americani: la Corea del Nord starebbe costruendo una base militare con 70 aeroscafi da combattimento sulla costa occidentale, a circa 50 km dall’isola sudcoreana di Baeknyeong, lungo il confine marittimo tra le due Coree nel mar Giallo. L’apertura al dialogo potrebbe invece diminuire la tensione fra le parti.

Ivano Pasqualino

(articolo pubblicato anche sulla testata La Sestina)





- L’ospedale “Tiziano Terzani” che ha salvato 75mila vittime di guerra afghane

18 12 2009

La sala operatoria dell'ospedale "Tiziano Terzani" di Lashkar-gah (Emergency)

LASHKAR GAH – Afghanistan non vuol dire solo morti, talebani e terrorismo. C’è chi aiuta il prossimo con cure e sorrisi. Nel Centro chirurgico della cittadina di Lashkar-gah (meglio nota come Bost, a sud-ovest di Kabul), dalla fondazione nel settembre 2004 a giugno 2009, si è provveduto a 8.713 ricoveri, 10.212 interventi chirurgici e 51.078 visite ambulatoriali. La formazione dello staff medico e infermieristico dell’ospedale (scheda del centro) è affidato al personale internazionale di Emergency, organizzazione italiana in difesa dei diritti umani che dal 1999 ha assistito nelle sue strutture 2.291.103 persone. La maggior parte dei pazienti ricoverati sono vittime di guerra. Nessuna discriminazione di razza, sesso, religione o uniforme militare, in una regione teatro di bombardamenti e violenti scontri armati.

Il giornalista e scrittore Tiziano Terzani (Google)

Terzani – Il Centro chirurgico di Lashkar-gah è specializzato in “Chirurgia per vittime di guerra e mine antiuomo”. A questo reparto è da poco stata affiancata la Traumatologia, dedicata in particolar modo alle vittime di incidenti stradali. Il Centro ha una capacità di 70 posti letto e offre svariati servizi sanitari, dal Pronto Soccorso alla Fisioterapia, passando per la Terapia intensiva e la Farmacia. C’è persino una sala giochi, per regalare un sorriso a chi fino a ora ha sempre urlato di disperazione. Lo staff nazionale del Centro è composto da 205 persone. Nell’assunzione del personale ausiliario Emergency dà la precedenza ai disabili, alle vedove e ai gruppi socialmente deboli. L’intero ospedale è stato dedicato alla memoria di Tiziano Terzani, celebre reporter e profondo conoscitore dell’Asia scomparso nel 2004. Negli occhi dei medici e dei pazienti vive ancora il messaggio di pace e speranza del famoso giornalista: dialogo e confronto, prima di tutto.

Ivano Pasqualino





- A Mindanao la più grande strage di giornalisti della storia

24 11 2009

Corpi dei giornalisti trucidati a Mindanao (Google)

MINDANAO -  «Mai nella storia del giornalismo i media hanno subito perdite così pesanti». Clothilde Le Coz, direttrice di Reporters sans Frontieres (organizzazione per la difesa della libertà di stampa) ha commentato così la strage di 17 giornalisti avvenuta lunedì 23 novembre a Mindanao, un’isola della provincia di Maguindanao, nelle Filippine. Assieme a loro altre 29 persone fra politici e rappresentanti dei diritti umani sono stati prima sequestrati e poi trucidati a colpi di AK-47. Il massacro è stato compiuto da un centinaio di uomini armati per impedire alle vittime di raggiungere in convoglio Shariff Aguak, capoluogo della provincia. Le autorità hanno pochi dubbi: il governatore della città, Datu Andal Ampatuan, sarebbe il mandante della strage. Qui infatti il gruppo di politici e giornalisti avrebbe depositato la documentazione necessaria per la candidatura a governatore provinciale di Esmael Mangundadatu, loro leader politico e rivale storico del clan degli Ampatuan. Sembra addirittura che alla testa dei sequestratori  vi fosse uno dei figli del governatore di Shariff Aguak. Nel Paese sono previste, per il prossimo maggio, le elezioni amministrative in concomitanza con le presidenziali e le politiche.

Pericolo – Delle 50 persone sequestrate, 4 sono riuscite a salvarsi. I superstiti adesso si trovano in un posto segreto protetto dalle autorità, al riparo da nuove violenze in quanto testimoni della strage. Dal 2004 erano stati 41 i giornalisti uccisi nelle Filippine, senza mai una condanna formalmente espressa. Con il massacro dei 17 cronisti di lunedì 23 novembre si arriva a 58, anche se in realtà il numero dei reporter uccisi in questi giorni nel Paese asiatico dovrebbe salire a circa 34, come sostiene la NUJP (National Union of Journalists of the Philippines). Le Filippine sono ora al quarto posto come Stato più pericoloso al mondo per i giornalisti.

Manifestazione della NUJP contro le uccisioni di giornalisti (Google)

Emergenza – Il presidente filippino, Gloria Arroyo, ha dichiarato lo stato di emergenza a tempo indeterminato. Uno stato di allerta esteso anche alle vicine province di Sultan Kutarat e Cotabato City, dove sono stati inviati centinaia di militari ed agenti di polizia. Oltre ai 46 cadaveri del convoglio, lunedì 23 novembre l’esercito ha recuperato i corpi di ben 22 persone, 13 donne e 9 uomini, tra cui la moglie di Mangundadatu. Martedì 24 novembre c’è stato il ritrovamento, in una fossa comune, di altri cadaveri che presentavano vari segni di violenza: ferite di arma da fuoco, decapitazioni e stupri.

Ivano Pasqualino








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